Il ruolo dei privati

La vicenda della Rocca di Ripafratta è caratterizzata dal ruolo molto importante giocato dalla proprietà privata. Non solo del bene storico, ma anche di quelle aree interessate da un suo eventuale recupero. E, verrebbe da dire, anche del concetto stesso di privato in generale.

Non è un caso (ed è sensato) che, come abbiamo appreso, il nuovo percorso sia partito proprio dalla trattativa con le varie proprietà private. Ovvero, lo scoglio su cui si era infranto il precedente progetto del 2008.

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Come associazione, abbiamo avuto modo di incontrare alcuni di questi protagonisti nel corso degli ultimi mesi. Ne abbiamo tratto una generale impressione di buona disposizione, ma ovviamente quando si entra in sede di trattativa, per dare una disponibilità e fornire una collaborazione fattiva, tutto si complica.

La vicenda di Ripafratta può diventare due cose: o un grande esempio di collaborazione e di equilibrio tra pubblico e privato, tra proprietà e comunità, oppure un ennesimo clamoroso caso di interesse personale che finisce col bloccare l’interesse collettivo.

E’ bene essere chiari fin da subito. “Salviamo la Rocca” appoggerà ogni tentativo sensato di far finire la cosa nel primo modo. Perché crediamo che, vista anche la crisi economica, il ruolo del pubblico dovrà sempre più essere affiancato da un privato consapevole e responsabilizzato. Soprattutto nella gestione dei nostri beni culturali e nel turismo. Sosterremo con ogni mezzo questo percorso, perché crediamo che sia vincente e vogliamo che diventi un modello, in cui anche i privati sono protagonisti e possono fregiarsi di aver fatto davvero qualcosa per il proprio territorio, traendone anche i giusti benefici.

Ma se la cosa dovesse prendere invece la seconda direzione, ovvero quella di un ennesimo fallimento (il secondo in meno di dieci anni) dovuto all’inconciliabilità degli interessi privati con quello della comunità, inevitabilmente bisognerà che tutti si assumano, pubblicamente, le proprie responsabilità.

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