E ora?

Da quando è stato annunciato l’avvio dello studio di fattibilità sul recupero della nostra Rocca, e da quando i giornali hanno dato molto spazio alla cosa, in molti ci hanno fatto questa domanda. Com’è che funziona, ora? Cosa succede? Qualcuno si è spinto in là, soprattutto abitanti e cittadini di Ripafratta, e sono andati al sodo: ma non sarà tutta una bolla di sapone?

Sentiamo il dovere di rispondere ad alcune delle domande più frequenti che ci avete posto nei nostri incontri di questi giorni. Magari può essere utile per tutti.

Cosa è questo Centro ASK della Bocconi, che farà lo studio di sostenibilità-fattibilità? 

Il Centro ASK (che vuol dire Art, Science, Knowledge, cioè Arte Scienza e Conoscenza) esiste dal 2004 all’interno dell’Università Bocconi e ha 

l’obiettivo di condurre ricerca teorica ed applicata in una continua dialettica tra arte, cultura e scienze sociali. Il centro di ricerca approfondisce la conoscenza dei settori artistici e delle industrie culturali attraverso la promozione e lo studio delle politiche culturali, del management delle istituzioni e dell’economia della cultura.

Quindi si tratta di un centro di ricerca universitario che si occupa di approfondire svariati aspetti di valorizzazione e management dell’industria culturale. Ha condotti numerosi studi su Pisa, proprio per conto della Fondazione Pisa. Tra gli altri, uno studio sul turismo a Pisa che generò parecchie discussioni all’epoca.

Perché proprio il Centro ASK?

Lo studio è stato commissionato dalla Fondazione Pisa, che ha collaborato in numerose altre occasioni con il Centro.

Di cosa si occuperà questo studio?

Lo studio di ASK si occuperà di fare una valutazione preliminare sulla sostenibilità dell’intera operazione. In pratica, la Fondazione Pisa vuole sapere se i soldi che investirà porteranno a una Rocca viva, attiva, facilmente gestibile dal punto di vista delle spese, oppure se dopo qualche anno dal restauro finirà tutto alle ortiche. In questo senso, lo studio farà una valutazione anche sulle forme di gestione e sui soggetti che potranno gestire la Rocca eventualmente recuperata.

Quindi non è un progetto di recupero?

No, non si sta parlando di progetti di restauro o recupero. Questo è uno studio che viene ancora prima di quella fase.

C’è la possibilità che questo studio dia un parere negativo?

Certo. Lo hanno ribadito più volte sia il presidente della Fondazione che il sindaco in conferenza stampa. Può darsi che la valutazione del Centro ASK alla fine sia che la Rocca non è in grado di “sostenersi da sola”, che la risposta dei turisti sarebbe non sufficiente, o che la gestione sarebbe troppo complicata o chissà che altro. 

In tal caso cosa farà l’associazione?

Le valutazioni di ASK saranno probabilmente seguite dalla Fondazione, che potrebbe decidere di non investire nel progetto. Questo capitolo si chiuderebbe, ma noi non riterremmo chiusa la questione della Rocca. Come ha sottolineato il presidente in conferenza stampa, la Fondazione non opera per il solo “restauro conservativo”, come fa ad esempio la Soprintendenza, ma per “valorizzare” i monumenti, rendendoli vivi e attivi. Se questa seconda strada non dovesse funzionare, resterebbe comunque la prima. Ovvero, un’operazione più semplice e minimale, in cui si percorra la strada di un restauro conservativo. Ma è veramente presto per parlare di pareri negativi e scenari futuribili.

Quando sarà pronto lo studio?

La Fondazione ha detto “entro la prima metà dell’anno”, quindi indicativamente giugno 2016.

Cosa farete in questo periodo?

Abbiamo davanti a noi sei mesi, poco più, di lavoro importantissimo. Il nostro obiettivo sarà valorizzare tutti gli aspetti della Rocca e della frazione che possono essere utili alla valutazione del Centro ASK. Un territorio ricco di possibilità, che potrebbe avere una risposta turistica concreta. 

Quindi non siamo mai stati così vicini a una soluzione?

Probabilmente sì. Ma è davvero troppo presto per dirlo con certezza.

Non avete un po’ esagerato con l’entusiasmo?

Abbiamo sempre sottolineato la soddisfazione per la ripartenza del percorso di recupero. Ci lavoriamo da anni e finalmente le condizioni c’erano tutte. Ma siamo molto molto consapevoli delle tante insidie che ancora abbiamo davanti. Quindi, soddisfazione ma non entusiasmo.

Non ci sono cose più urgenti della Rocca, anche a Ripafratta?

Certo che ci sono. E’ una delle domande che ci viene fatta più spesso. Ci sono strade da riasfaltare, traffico da gestire, parcheggi che mancano, una piazza totalmente degradata, ecc. Ed è tutto più urgente, sicuramente. Ma la nostra associazione si occupa della Rocca di Ripafratta, e lo fa convinta del fatto che se venisse recuperata, il paese assumerebbe un’altra importanza e un altro rilievo, costringendo le istituzioni ad affrontare i tanti problemi della frazione. Poi ovviamente ci sono altre associazioni, cittadini e realtà che si occupano delle carenze del territorio. E comunque, in generale, chi non vuol capire questo concetto non lo farà mai 🙂

Quanti soci ha la vostra associazione?

Chiuderemo l’anno poco sotto i 100 soci, circa. Sono molti di più dello scorso anno, e ci aspettiamo che crescano ancora nel 2016. Ma non saremo mai una grande associazione dal punto di vista numerico. Non ci sono le condizioni territoriali e non ci interessa nemmeno. Non vogliamo essere una lobby, vogliamo essere un gruppo di persone che porta avanti una giusta battaglia per il territorio. E’ nei contenuti della battaglia la nostra forza, non nei nostri numeri.

E la Festa della Rocca?

Nel 2016 avrà la sua consacrazione definitiva, con due giorni ancora più ricchi di iniziative, sabato 11 e domenica 12 giugno 2016. Potrebbe essere anche l’occasione giusta per presentare i risultati dello studio di ASK.

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