Aggiornato al 18/09/2019

Facciamo il punto della situazione sul percorso di recupero della Rocca, a seguito delle recenti novità. E, come da tradizione consolidata, usiamo il formato domanda e risposta, riprendendo anche i dubbi e le richieste di chiarimento e informazioni che ci arrivano dai cittadini. Siete pronti?

Il Comune ha già acquistato la Rocca di Ripafratta?

No. Al momento il Consiglio comunale ha votato l’acquisizione e stanziato 30mila euro, che sono parte della cifra che serve. Quando dalla Regione Toscana arriveranno i restanti 100mila euro potranno essere predisposti gli atti formali per il passaggio di proprietà.

Quando arriverà il contributo economico della Regione?

Dovrà essere fatta una variazione di bilancio apposita. La conferma è arrivata dal consigliere regionale Antonio Mazzeo durante la conferenza organizzata da Salviamo La Rocca a Pisa nel maggio scorso. Entro breve dovrebbe andare a compimento anche questo passaggio.

Non c’era altra soluzione che pagarla, la Rocca?

Il Comune aveva chiesto la donazione gratuita, i proprietari hanno rifiutato categoricamente. L’accordo è stato infine trovato su una cifra (130k) molto molto inferiore a quella inizialmente chiesta.

Il Comune l’acquista… ma per farci cosa?

Il Comune, l’Università e l’associazione hanno costituito a maggio un Comitato congiunto per studiare la via migliore per arrivare alla messa in sicurezza e al recupero, alla sua valorizzazione e al suo riutilizzo. In realtà il dipartimento DESTEC di Ingegneria dell’università di Pisa sta lavorando a un progetto complessivo già da tempo, e presto sarà presentato al Comitato.

E i soldi per la messa in sicurezza e il restauro chi li mette?

È ovviamente impensabile che la Rocca venga messa in sicurezza e recuperata con il solo finanziamento del Comune di San Giuliano. Nessuno lo pretende e non accadrà. Il comitato individuerà anche le migliori vie di finanziamento, pubbliche e/o private.

Perché è così importante avere la proprietà della Rocca?

La proprietà era il nodo fondamentale. L’accesso ai contributi pubblici (e non solo) per il restauro è precluso se la Rocca non diventa un bene pubblico. Del resto, generosi magnati che la acquistassero e restaurassero non se ne sono visti e l’unico ad aver dimostrato interesse nell’acquisizione della Rocca è stato un ente pubblico, cioè il Comune di San Giuliano Terme. I beni storici pubblici del resto hanno maggiore possibilità di ricevere finanziamenti, in un certo senso: è quanto accaduto nel tempo al Castello di Nozzano, alla Certosa di Calci, al convento di Nicosia, alla Fortezza di Verrucole a San Romano in Garfagnana, alla Rocca Sillana di Pomarance, alla stessa chiesa di San Francesco a Pisa, alla Fortezza di Mont’Alfonso a Castelnuovo Garfagnana, alla Fortezza del Volterraio dell’Isola d’Elba…. e potremmo andare avanti a lungo. Tutti beni di proprietà pubblica, in certi casi dei comuni, che con un’adeguata progettualità sono stati restaurati o stanno per esserlo, grazie a fondi europei, ministeriali, regionali ecc..

Cosa verrà fatto con la Rocca? Ci sono dei piani?

L’Università di Pisa, tramite il Dipartimento di Ingegneria DESTEC, sta lavorando da oltre un anno a un primo progetto che tracci la strada (sarà pronto a breve, come dicevamo). Ci saranno poi altri progetti più tecnici su cui il Dipartimento inizierà a lavorare una volta compiuto questo primo passo. Il recupero completo può spaventare quanto a impegno progettuale ed economico ma è ovvio che la messa in sicurezza dovrà avvenire per piccoli step progressivi, realizzando lavori per lotti con obiettivi precisi (es. la riapertura dell’ingresso, l’accesso alla piazza d’armi ecc.).

Questo comitato che è stato costituito, cosa farà?

Il comitato è costituito da un rappresentante nominato dal Comune (il Sindaco stesso), uno dall’Università (il prof. Marco Giorgio Bevilacqua, che è stato eletto presidente del Comitato stesso) e uno da Salviamo La Rocca (il presidente dell’associazione Francesco Noferi). Altri enti saranno chiamati a partecipare, con ogni probabilità. Il Comitato ha il compito di capire quali sono le forme migliori per il recupero della Rocca e la sua valorizzazione e gestione futura. In concreto, dovrà produrre uno studio di fattibilità entro un anno. Nelle nostre intenzioni, il comitato sarà il vero e proprio motore del recupero del “nostro” bene storico, e diventerà un caso di successo per la gestione condivisa e partecipata di percorsi come questo.

Il territorio avrebbe davvero vantaggi con una Rocca recuperata?

Sì. Ripafratta è un borgo con potenzialità turistiche, confermate dalle quasi 2.000 persone che nel 2018 siamo riusciti a portare in visita, seppure i nostri beni culturali versino nelle condizioni che tutti conosciamo. Ma ha anche storici problemi di insicurezza e degrado, mancanza di spazi, di parcheggi, di decoro. Noi crediamo che la soluzione della questione della Rocca porterebbe con sé una progressiva “salvezza” del paese intero. Non abbiamo molte altre possibilità, del resto. Ci potranno essere interventi-tampone: una buca sistemata, una panchina in più, un lampione installato, qualche posto auto. Ma questo non basterà. Scivoleremo sempre più nell’irrilevanza, come tante altre piccole frazioni da cui la gente “scappa” o in cui la gente non vuol venire ad abitare. Solo che noi abbiamo l’asso da calare, a differenza di altri.
Soltanto un intervento come quello della Rocca potrà darci un futuro. La presenza di visitatori obbligherebbe a pensare a parcheggi, al decoro, all’aspetto estetico. La presenza di operai, tecnici e professionisti per un eventuale restauro negli anni porterebbe vantaggi a chi ha un’attività. Non parliamo ancora dei futuri visitatori. La possibilità di gestire una struttura del genere, una volta recuperata, porterebbe lavoro per un certo numero di persone, oggi magari disoccupate o senza prospettive.
Insomma, se si salva lei, ci salviamo tutti: il paese, il territorio, i suoi abitanti. Il suo destino è legato al nostro, che ci piaccia oppure no.

Sì ma non ci sono altre priorità?

Ci sono tante priorità nell’amministrare un territorio come questo. Strade, fognature, parcheggi, manutenzione ecc. Ogni tanto, però, guardare non solo all’oggi ma anche a come e cosa vogliamo essere tra 10-15 anni è vitale, secondo noi. L’ordinaria amministrazione è essenziale per far funzionare bene un sistema, ma a forza di ordinaria amministrazione si muore. Sappiamo quanto al giorno d’oggi sia diventato impopolare investire sul futuro, quando la percezione è tutta sulle “urgenze”, sui problemi quotidiani. Ma se borghi come San Gimignano o Monteriggioni o Pienza, o anche città come Lucca e Siena, trenta-quaranta anni fa avessero pensato solo all’ordinaria amministrazione senza curarsi dei propri beni culturali oggi forse avrebbero strade o marciapiedi impeccabili, ma non avrebbero la ricchezza (economica, culturale, sociale) che tutti conosciamo.

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