La Rocca di San Paolino è un complesso storico-architettonico di origine medievale, situato nella frazione di Ripafratta, comune di San Giuliano Terme (PI).

Da anni versa in grave stato di abbandono, con il continuo rischio di crolli e la perdita conseguente di un patrimonio di storia inestimabile.

Costruzione e primi secoli

Il colle Vergario è da sempre sede di attività umane, anche abitative, fin dall’Età del Ferro. Lo testimoniano alcuni dei riscontri archeologici di origine preistorica, etrusco-ligure e romana rinvenuti durante un’intensa campagna di scavi negli anni ‘80 del 1900. L’intera zona tra Lucca e Pisa, in particolare quello attualmente conosciuto come lungomonte sangiulianese, divenne in epoca alto-medievale un territorio ricco di strutture civili, militari e religiose di epoca e fattura romanica: pievi, torri di avvistamento e di controllo, piccoli villaggi, numerosi mulini ad acqua, eremi e monasteri situati sui monti sovrastanti. Un sistema feudale piuttosto regolamentato, nel quale le due città di Lucca e Pisa si contendevano la supremazia, con accordi o guerre, subendo e assecondando le influenze dei rispettivi vescovi e della sovranità imperiale.

In questo contesto è nata la Rocca di Ripafratta. L’antica torre originaria presente sul colle Vergario (tuttora al centro del castello) risale almeno al 970, ma la presenza di un edificio di quel tipo (forse longobardo) è addirittura anteriore. La Rocca propriamente detta, intitolata a San Paolino patrono di Lucca, è stato costruita dalla Consorteria dei Da Ripafratta, nobili locali, feudatari del vescovo lucchese. Con l’edificazione di una vera e propria struttura castellana, la famiglia intendeva rafforzare ed estendere il proprio controllo sul territorio strategico di Ripa, piccolo villaggio dipendente ecclesiasticamente dalla pieve lucchese di Montuolo, situato in una zona favorevole per la riscossione dei pedaggi stradali e fluviali.

Ma proprio tale imposizione di gabelle causò i primi scontri con i lucchesi, che nel 1104 mossero guerra ai Da Ripafratta e conquistarono la Rocca. I nobili, che non avevano certo la possibilità di opporsi, chiamarono in aiuto i pisani, tornati da poco dalla Sardegna, che mossero guerra a Lucca e recuperarono Ripafratta. I lucchesi si fecero di nuovo avanti un anno dopo, nel 1105, ma furono di nuovo sconfitti. Si arrivò ad una prima pace grazie all’intervento dell’autorità imperiale, la quale sentenziò anche la legittimità dei dazi imposti dai nobili di Ripafratta e che il luogo fosse sottoposto all’influenza pisana.

Nel 1109 l’avvicinamento con Pisa segnò un ulteriore passo, con l’atto di donazione da parte dei Da Ripafratta all’Arcivescovo di Pisa di parte del castello. Con tale atto, i Da Ripafratta si obbligavano di fatto a riconoscere l’autorità della Chiesa pisana, a non nominare il castellano della Rocca senza l’approvazione dell’arcivescovo, e a non permutare il feudo con il Comune o la Chiesa di Lucca. I frequenti conflitti tra le due città confinanti spinsero quindi il Comune pisano a fortificare ulteriormente la Rocca e il borgo, e costruire un più esteso sistema di difesa che si estendeva sui monti circostanti, con torri di avvistamento (le due superstiti sul versante di Ripafratta sono denominate Niccolai e Centino) e con una torre-porta a sbarramento della strada pedemontana (sopravvissuta fino alla seconda guerra mondiale).

Negli anni 1162-1164, quindi, la fortificazione fu ingrandita e trasformata in una vera e propria Rocca castellana. A questo periodo risale anche l’ulteriore cerchia muraria concentrica che proteggeva il piccolo borgo a ridosso del castello, antico nucleo dell’odierna Ripafratta. Di questa cerchia muraria, rimangono oggi visibili solo pochi resti.

Guerre tra Comuni

I conflitti tra le due città confinanti videro sempre più spesso Ripafratta al centro delle operazioni militari, di difesa o di conquista. Il castello fu spesso ceduto o occupato per patti, o preso come bottino di guerra. Il castello di Ripafratta, dopo la guerra fra Pisa e Firenze terminata nel 1254 con la rotta pisana di San Savino, passò in mano fiorentina come risarcimento di guerra. I Da Ripafratta dovettero vedere a malincuore la propria fortezza in mano ai Fiorentini, i quali poi la regalarono addirittura agli alleati Lucchesi. Ma il 24 settembre del 1261 i Pisani mossero di nuovo guerra e recuperarono la Rocca; per garantirne l’incolumità vi installarono anche un certo numero di soldati.

Celebre anche la riconquista pisana del 1314: Ripafratta era tornata in mano lucchese grazie agli alleati fiorentini. Assieme ad altri castelli fu prima rivendicata e poi riconquistata militarmente dalla Repubblica Pisana e dal suo esercito, guidato dal celebre condottiero Uguccione della Faggiola.

Dominio fiorentino e ampliamento

Il Castello è stato conteso nel corso dei secoli, anche con assedi e aspre battaglie, dalle potenze pisana e lucchese, prima di passare definitivamente in mano fiorentina. Con l’avvento della polvere da sparo Firenze avviò un’opera di colossale ristrutturazione del castello, con l’obiettivo di aggiornarlo alle nuove esigenze belliche.

Nel 1504 il grande architetto militare Giuliano da Sangallo, forse in collaborazione con Leonardo da Vinci, sviluppò un progetto di adeguamento e ristrutturazione. Furono cimate le torri medievali e vennero avviate profonde modifiche strutturali, come la costruzione di ampie scarpe addossate alle mura e di rivellini contrapposti, questi ultimi delegati alla difesa dell’unica porta d’accesso.

Decadenza

Con il mutare delle condizioni politiche e con la “pacificazione” imposta dal dominio fiorentino, la Rocca perse gradualmente importanza. Per secoli aveva presidiato un confine che adesso non necessitava più di difesa: già nel 1607 il castello risultava abbandonato.

Nel 1628 venne allivellata ad Orazio Angelini, “ad uso d’orto con piantarci de’ frutti e viti”; nel 1678 il livello passò al fattore della tenuta granducale di Collesalvetti, che dopo pochi mesi lo cedette ai Roncioni, discendenti dei Da Ripafratta.

Nel corso dei secoli successivi, le condizioni della Rocca sono andate deteriorandosi. Assieme all’incuria è però cresciuto anche il suo fascino, tanto che numerosi sono stati i suoi visitatori celebri, soprattutto nell’800 (lo stesso Shelley, che a lungo sostò a San Giuliano Terme, ha dedicato alcuni versi a Ripafratta).

Fino al secondo dopoguerra del ‘900 è stata utilizzata come orto coltivato. Smesso il suo utilizzo in questi termini e cresciuta la vegetazione, la Rocca ha iniziato a scomparire persino dal paesaggio.

Il castello ha riacquistato fama e visibilità a seguito dell’intensa campagna di scavi archeologici avviata negli anni ‘80 del Novecento, che ha permesso di riportare alla luce le strutture sottostanti, dimenticate dal tempo, e di ricostruire storia, usanze e architetture del complesso.

Terminati gli scavi, la Rocca è tornata nell’oblio.

Condizioni attuali

Il complesso è tuttora proprietà privata, soffocato dalla vegetazione ed in attesa di urgenti interventi di messa in sicurezza e conservazione. Gli stessi rinvenimenti archeologici affiorati con gli scavi, sono stati gravemente danneggiati dall’incuria.

Una serie di crepe si sono aperte nelle mura perimetrali, e il versante del fiume è soggetto ad un movimento franoso che a lungo andare potrebbe mettere a rischio l’incolumità della struttura.

Un importante progetto di recupero e valorizzazione turistica ad opera del Comune di San Giuliano Terme e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, siglato nel 2008, è fallito prima ancora di arrivare alla fase progettuale.