Ripafratta

Ripafratta sorge sulla riva del Serchio, terzo corso d'acqua della Toscana, nella gola scavata dal fiume, circondata dall'ultima propaggine dei Monti Pisani. Il nome del paese è cambiato nel tempo e non è chiaro quale sia la sua origine. Prima del Mille, la località era conosciuta come Ottavo, perché tale era la distanza da Pisa, o come Ripa.
Su numerosi testi compare invece il nome Ripafractae o Ripafracta, da cui deriva l'attuale, forse a ricordo di una grave inondazione che causò la rottura dell'argine e la conformazione attuale del territorio.

Nato come avamposto doganale per la sua posizione di confine tra le due potenze lucchese e pisana, e dominato dalla famiglia dei Da Ripafratta, il borgo ha acquistato una sempre maggiore importanza strategica, tanto da far sorgere la necessità di rafforzare la torre esistente (risalente al 970) trasformandola così in una vera e propria rocca castellana (1162-1164), detta di San Paolino, affiancata successivamente da un sistema di torri di avvistamento (di cui oggi restano le torri Niccolai e Centìno). I Da Ripafratta erano infatti originariamente feudatari del vescovo lucchese (San Paolino è patrono di Lucca), ma la crescente potenza di Pisa li spinse ben presto a legarsi alle sorti della grande repubblica marinara.

Le testimonianze della storia di Ripafratta sono ancora leggibili, oltre che nella Rocca con le sue Torri, anche nella struttura del borgo.

Il Borgo

La chiesa

L'attuale chiesa di San Bartolomeo Apostolo risale al 1854-57, quando fu edificata in sostituzione dell'antica pieve romanica, gravemente lesionata dal terremoto del 1846. La facciata della chiesa, in alto nel timpano, riporta lo stemma dei Roncioni, anticamente signori del luogo.

All'interno, sulla parete di entrata, si trova la cantoria in legno dipinto che contiene un organo "Tronci", risalente al 1883. Sotto, sulla sinistra, in un'urna protetta da un vetro, la trecentesca statua lignea della Madonna di Rupecava, opera di Andrea Pisano. Sulla parete di destra sono invece murate la pietra tombale di Matteo Gambacorti, giovane nobile pisano, morto di peste a Ripafratta attorno al XV secolo, e la pietra di fondazione della pieve romanica, risalente al 1327, con iscritti i nomi di alcuni degli uomini che vi lavorarono.

L'altar maggiore, in marmo, è opera ottocentesca, così come le balaustre di marmo di Siena, che chiudono il presbiterio. Nel coro, sulla parete, un grande quadro ottocentesco con Madonna con Bambino e Santi.

Il Campanile e la Porta

L'attuale torre campanaria rivela ancora la sua originale funzione militare. Si tratta con ogni probabilità di una delle torri a difesa del borgo esistenti in epoca medievale. L'altra di cui si ha testimonianza era la Torre-Porta, che chiudeva la strada e l'accesso al paese nei pressi del fiume: sopravvissuta fino alla seconda guerra mondiale, fu fatta saltare dalle truppe tedesche in ritirata nel 1944.

La piazza

La piazza della chiesa è attualmente in stato di degrado e utilizzata come parcheggio. In passato, tuttavia, rappresentava il cuore del borgo, e ospitava una grande colonna in pietra che costituiva la "berlina", ovvero la gogna pubblica. Durante la seconda guerra mondiale, la colonna fu abbattuta accidentalmente da un carro armato guidato da un soldato americano ubriaco.

La piazza viene attualmente resa accessibile e liberata dalle auto in occasione di ricorrenze religiose e della annuale Festa della Rocca.

Sulla piazza si affacciano altri edifici di pregio storico, come il palazzo dell'antica dogana, il palazzo De Virte e, pcoo più avanti, la residenza del Podestà con annesse prigioni, entrambe contraddistinte da due lapidi con stemma mediceo che ne ricordano la funzione.

Il Paesaggio

Il Monte Pisano

Ripafratta è situata in corrispondenza dell'ultima propaggine del Monte Pisano, il sistema montuoso che separa Pisa da Lucca.
Il territorio dei Monti Pisani, la cui vetta più alta è il Monte Serra (917 m), comprende i comuni di Buti, Calci, San Giuliano Terme, Vicopisano, Vecchiano, Lucca e Capannori. In questo territorio sono presenti numerosi borghi medioevali e resti di fortificazioni. Luoghi suggestivi sono il borgo di Vicopisano, la Rocca della Verruca, la Certosa di Pisa nota anche come Certosa di Calci, l'abbazia di S. Maria di Mirteto ad Asciano, il santuario di Santa Maria in Castello a Vecchiano, l'acquedotto mediceo da Asciano a Pisa, i resti dell'Acquedotto romano di Caldaccoli, il Borgo di Corliano.
Un prodotto tipico della zona è l'olio, come è possibile intuire dai numerosi ulivi coltivati lungo i pendii delle colline. I Monti Pisani sono stati sfruttati per l'estrazione di pietra sin da tempi antichi (una buona parte delle pietre usate per il Duomo di Pisa è stata estratta a San Giuliano Terme). Tipiche del territorio sono inoltre le castagne, in particolare quelle provenienti dai secolari castagneti di Molina di Quosa. Fino ad ottobre i monti sono ricchi anche di funghi di varie specie: particolarmente apprezzato è il porcino.

Il sistema fluviale

Ripafratta sorge sulla riva del Serchio, terzo fiume della Toscana, che giunge al mare nei pressi di San Rossore. Nei pressi del paese, giusto a valle del ponte che lo collega a Filettole, il fiume è caratterizzato da una cascata artificiale detta la Steccaia.

Tra il fiume e il borgo scorre il canale Ozzeri, che proviene dalla Lucchesia e si immette in Serchio poco dopo Ripafratta, all'altezza di Rigoli.

A Ripafratta nasce inoltre il Fosso dei Molini, detto anche "canale macinante", "demaniale" o "di Ripafratta". Il fosso venne fatto costruire da Lorenzo de' Medici nel 1475 per azionare un mulino di sua proprietà (oggi Molino Grassotti, ancora visibile nel centro del paese). Il canale raccoglie le acque del Serchio, passa sotto l'Ozzeri e sotto Ripafratta, e costeggiando il percorso della ex strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, dopo aver attraversato San Giuliano Terme, si immette in Arno nei pressi di Piazza delle Gondole a (Pisa). L'utilizzo di questa via d'acqua era molteplice: dal trasporto di materiali, all'irrigazione, all'azionamento dei numerosi mulini che incontrava durante il percorso.